C’è qualcosa di grande

Insegnare al tempo dell’AI

Una decina di giorni fa, ero in una classe, una quarta di un liceo scientifico, per un progetto di cinema a tema Intelligenza Artificiale. Mentre cercavo di facilitare la scrittura di un cortometraggio, mi sono messo a chiacchierare con un gruppo di ragazzi per capire quanto e come loro usino chatGPT, Gemini e affini.

Dopo qualche minuto di imbarazzo iniziale, con scambi di sguardi tra loro, risatine tese e clima da società segreta, decidono che si possono fidare di me e uno inizia a raccontarmi.

Ad esempio stamattina, no?, io dovevo assolutamente prendere 6 al compito di fisica, perché sennò non ho la sufficienza a fine anno. Allora, guarda...

Accende il suo telefono e apre chatGPT.

Ho fatto una foto alla consegna del compito, l’ho caricata e gli ho chiesto di risolverlo.

Aspetta, dico io, ma i telefoni non sono vietati a scuola?

Sì certo, il prof è passato a ritirare i telefoni, ma io gli ho dato un altro telefono.

Ah, grande.

Solo che poi quello che mi ha scritto Chat era troppo pulito, troppi passaggi, allora gli ho chiesto di scriverlo come lo scriverebbe un ragazzo di 16 anni per prendere appena la sufficienza. Sennò il prof lo capisce. Allora mi ha scritto questo, guarda, e io, col telefono sulle gambe l’ho copiato sul foglio e ho preso la sufficienza.

Ma i prof non se ne accorgono?

No, non se ne accorgono. O fanno finta di non accorgersene, non so. Cmq secondo me molti non se ne accorgono proprio.

Forse è proprio come dice lui, alcuni non se ne accorgono. Altri invece penso se ne possano accorgere. Altri ancora, invece, pensano di potersi accorgere quando un compito è scritto da un chatbot ma in realtà non se ne accorgono più. Non sanno di non sapere. Ma non è questo il punto.

Qualche giorno più tardi, agli Stati Generali sull’uso degli strumenti di AI dell’Università della mia città, viene affermato che questi strumenti possono alleggerire molto il carico di lavoro ripetitivo per i docenti e possono diventare una utile risorsa per la didattica. Tra i vari esempi di possibili utilizzi che riducono il carico e il tempo di lavoro, viene indicato quello di “preparare rapidamente compiti, esercizi, prove d’esame”.

Nella mia testa, con un sottofondo musicale epico e celestiale allo stesso tempo, si è visualizzata la chiusura di un cerchio, di una ghirlanda dorata, con i due lembi sfavillanti che si toccavano e si fondevano emanando una luce soprannaturale e componendo all’interno del cerchio chiuso la visione di una mano brillante con il dito medio alzato:

“Un docente prepara con chatGPT degli esercizi che sottopone ai suoi studenti i quali faranno risolvere questi stessi esercizi a chatGPT”

Una circuitazione meravigliosa. Una somma totale che fa zero.

Quella parte di me che ancora ragiona come un fisico ha gongolato dicendo: certo è un campo conservativo.

Il professore ha risparmiato un sacco di tempo e per questo è molto contento. Il ragazzo prenderà un buon voto. E per questo è molto contento.  Ci sono due persone molto contente in più al mondo e quindi la società è molto contenta.

“C’è qualcosa di grande tra di noi” dovrebbe dire lo studente. O il professore. Sì. C’è proprio qualcosa di grande tra di noi, ed è il capitalismo della comodità. E tra pochissimo non ce lo potremo scordare mai. Nemmeno se lo vuoi.

Allora, con angoscia, ho pensato, ma c’è una situazione di apprendimento che sarà sempre esente da questa dinamica?

E mi è venuto in mente: Lo Studente di Pianoforte. O di un qualsiasi strumento musicale.

Lo Studente di Pianoforte non ha scampo. Per apprendere, deve esercitarsi. E sarà sempre così. Perché l’oggetto del suo apprendimento è esso stesso un processo e non un prodotto. Il Maestro non gli chiede di portargli la registrazione di una sonata di Chopin. Gli chiede di eseguire la sonata di Chopin.

Quando chiediamo un esercizio di Fisica scambiamo un processo con un prodotto. O meglio, abbiamo, come mi ha suggerito un docente universitario di giurisprudenza, abbiamo per anni considerato il prodotto come prova di un processo. Una tesi di Laurea è un prodotto che era fino a poco fa garanzia di un processo, quello di comprensione ed elaborazione. Ma ora, lo svolgimento di un esercizio di fisica è esso stesso un prodotto. Così come lo è una tesi di laurea.

Come si fa rendere più simile allo studio del pianoforte lo studio di qualsiasi altra materia?

Questa è secondo me la domanda didattico-pedagogica essenziale di questi anni.

Alcune idee che intravedo nella foschia.

L’idea di esecuzione. Lo studente di pianoforte, si siede allo strumento davanti al maestro e deve eseguire un brano. L’esecuzione è un atto, un gesto, unico nel tempo e nello spazio. Non replicabile. Non manipolabile. Nudo. Culo a terra. Lo sa qualsiasi studente di strumento che sia andato sul palco del saggio di fine anno. Ecco. Il momento della esecuzione dell’apprendimento secondo me deve essere un momento cruciale, importante, fondante. Una prova con se stessi. L’apprendimento, di qualsiasi cosa. Fisica, scritttura, matematica, storia dell’arte, elettrotecnica, cucina. Ci siamo sorbiti quindici anni di Masterchef e non abbiamo capito la lezione pedagogica che c’era dietro.

L’apprendimento, il vero apprendimento, è una lotta, un corpo a corpo con se stessi e con la materia.

L’approccio di tipo elaborativo, compiti in classe, tesi, compiti a casa, versioni di latino, traduzioni, perde forza. L’approccio esecutivo, direi anche performativo, anche se non mi piace la sfumatura di competizione che la parola performativo introduce, diventa più importante.

L’idea di relazione. Se io posso usare chatGPT perché io sono il professore e tu non puoi usare chatGPT perché sei uno studente, la relazione è esclusivamente una relazione di potere. Che quindi si merita ogni contrasto, ribellione, resistenza, insurrezione.

Sapete come si stabilisce la relazione tra Maestro e Studente di Pianoforte? Che il Maestro mette la mani sul pianoforte e lo studente pensa “Ma diosanto, ma come fa?” . Spesso sbavando.

Se l’insegnamento è considerato una incombenza, una parte di lavoro ripetitivo da svolgere, non c’è veramente nulla che possiamo dire su questo tema. Fermiamo tutto e chiudiamo scuole e università.

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