La chimera della soglia di attenzione

Produco video da oltre venticinque anni, una buona parte dei quali per clienti di varia natura: aziende private, istituti, scuole, università, musei, enti.

Uno dei tormentoni che, seppur sempre esistito, ha avuto sempre più presa sulla percezione generale di chi mi chiede dei video è: “Sa, la soglia di attenzione oggi è sempre più bassa, soprattutto dei giovani”.

In genere, subito dopo una tale affermazione, seguono una serie di dati sulla durata ideale di un video

“Dopo trenta secondi non seguono più”

“Macchè, la soglia media è di otto secondi”

“Non parliamo poi dell’attenzione dal vivo”

Qualcuno scomoda qualche inverificabile studio scientifico. Qualcuno li spara a caso.

In genere, tutti puntano a pretendere un video molto breve che al tempo stesso contenga tutte le informazioni e le suggestioni che intendono trasmettere, fissando infine, come se fosse il risultato di una grande riflessione scientifica, la durata di destinazione: “Facciamo 50 secondi!”

A me sembrano tutte stupidaggini.

Confondono la durata fissata da un mezzo di comunicazione – come il reel o la storia con un istinto, una necessità dell’umano, e questa è  la stupidaggine.

Mi irrita in particolare quando questo diventa anche giudizio generazionale: i ragazzi, i giovani…

Vi è mai capitato di cronometrare la soglia di attenzione di un bambino che sta giocando con le costruzioni? O di resistere a guardare un gruppo di ragazzi che gioca a pallone?

Sì, ma quelle sono attività, si dirà. Certo, ma la soglia di attenzione vale anche e soprattutto per le attività.

E, comunque, guardare un video è una attività. I ragazzi guardano video di durate mostruose, di venti, trenta minuti. Non solo i ragazzi. Tutti, guardiamo o ascoltiamo cose che durano anche un’ora o più: tutorial, podcast, unboxing. I bambini guardano – cosa orribile eh, intendiamoci –  quei video lunghissimi dove ci sono altri bambini che giocano o videogiocano.

Se solo i video da “cinquanta secondi, meglio quarantacinque” funzionassero, YouTube semplicemente non esisterebbe.

Allora? Che storia è questa della durata breve?

È un falso idolo di chi pensa di capire il complesso mondo della comunicazione ma in realtà ragiona per stereotipi, per idee semplici, per slogan.

Non si può confondere il meccanismo dello scroll perpetuo con la capacità di attenzione. È come se qualcuno negli anni Novanta avesse misurato la soglia di attenzione a partire dallo zapping televisivo.

Quando sento che la durata di attenzione di un ragazzo è di otto secondi rimango colpito dalla stupidità di chi non capisce che quella è la soglia di attenzione di un ragazzo annoiato.

Ma non solo un ragazzo; direi tutti.

L’illusione, la pretesa sbagliata, è che tutto possa e debba interessare a tutti.

Facciamocene una ragione: le cose di cui vorremmo si interessassero tutti, questi fantomatici contenuti  che vorremmo comunicare, in realtà, non interessano quasi nessuno, spesso neppure noi stessi.

Quello che possiamo fare, da esperti di comunicazione, è lavorare su quel quasi.

Siamo pieni di spazzatura video online, io non vorrei muovere un solo dito per aggiungere rumore al rumore.

Diamo alle persone qualcosa che a loro interessa davvero mordere e vedremo che il discorso sulla soglia di attenzione perde completamente senso.

Lascia un commento