Perché impazziamo tutti per Yusuf?
Perché in queste ore stiamo tutti condividendo foto e post di questo tiratore turco che, mano in tasca, occhi entrambi aperti e senza nessun supporto tecnico ha sparato e vinto la medaglia d’argento?
Anche a me quelle immagini hanno entusiasmato. Potrei dire, per una questione di stile. La fotografia principale, quella più condivisa, mi racconta un’ autorevolezza, una sicurezza, una piena fiducia in sé, associata a una certa nonchalanche, una disinvoltura, un disinteresse anche. Un ideale a cui molti forse vogliamo tendere, un po’ come quando un amico ti dice: “Ah ma non sapevo che sapessi cucinare bene” e tu rispondi, inclinando un po’ la testa: “Beh, insomma” come se intendessi mangiare dobbiamo mangiare ogni giorno, ma in realtà hai appena preparato una Bouillabaisse.
Ma non credo sia lo stile il motivo per cui in massa stiamo apprezzando il turco.
L’idea che mi si è messa in testa questa mattina è più profonda.
Stiamo esultando per Yusuf perché siamo disperati. E Yusuf invece ci dà una speranza.
Yusuf ci dice con forza olimpica: è l’essere umano, ciò che vogliamo.
Gioiamo per l’essere umano che ce la fa anche senza tecnologia.
Yusuf ci permette di buttare tutto nell’immondizia, tutto, smartphone, smartwatch, navigatori, assistenti digitali, IA varie, tutto, tutto nel bidone e scoprire che siamo ancora vivi e, per di più, ancora in grado di vincere.
Forse mi sto azzardando in una lettura socio-psicoanalitica che sta fuori dalle mie tasche, ma io vedo tutto questo entusiasmo nel condividere i post, i meme, le foto su Yusuf come un enorme lapsus.
Se dovessimo essere coerenti con il nostro comportamento, e cioè che negli ultimi anni ci siamo comprati qualsiasi tipo di aggeggio digitale che ci supportasse a fare qualsiasi minima azione della vita, dovremmo condividere, gioire e congratularci con i concorrenti che hanno avuto i migliori risultati proprio grazie ai supporti tecnologici sportivi.
E invece no.
Esultiamo per il tizio che sta al bar.
Perché siamo disperati.
Ci siamo riempiti di roba che ci siamo convinti essere fondamentale per le nostre vite e consciamente non saremmo mai in grado dircelo, che non è fondamentale proprio per niente.
Allora ecco il lapsus. Bravo il Turco significa ma io tutta ‘sta roba, mica la volevo!
È come se tutti insieme stessimo dicendo a noi stessi: “Ma andate a cagare! Ero capace anche senza!”