Vertigini Irrazionali

Alcune persone dicono di soffrire di vertigini. Altre ritengono di non soffrire di vertigini. Non credo però che soffrire di vertigini sia una condizione che o c’è o non c’è, credo piuttosto che ci sia tutta una sfumatura continua di casi in cui ad un estremo c’è chi sente il capogiro appena sale su una sedia e all’altro c’è chi può camminare su un sentiero minuscolo con strapiombi a destra e sinistra senza batter ciglio. Là in mezzo ci siamo tutti noi. Penso infatti si possa portare chiunque affermi di non soffrire di vertigine a verificare il proprio limite con una pericolosa passeggiata o arrampicata.

La caratteristica straordinaria dell’esperienza di vertigine è che è istintiva, incontrollabile, automatica. Anche se siamo consapevoli a livello razionale di essere imbragati e messi in sicurezza, una volta condotti sopra la nostra soglia di esperienza da vertigine, di quella consapevolezza razionale non ce ne facciamo nulla. La reazione che si scatena è fisiologica e le rassicurazioni razionali che noi stessi o qualcuno che ci accompagna possiamo darci non hanno alcun valore. Il nostro comportamento esce fuori dalla partita della razionalità, della logica, del metodo.

Lo stesso vale per molte altre paure irrazionali che in realtà sono molto ragionevoli. L’ofidiofobia ad esempio, cioè la paura dei serpenti. Io non ho mai avuto paura dei serpenti, non in senso patologico, intendo, come quelle persone che svengono se solo le vedono in TV. Ma ancora posso sentire nei miei muscoli la scarica di adrenalina che ho sentito quando, l’estate scorsa, durante una scampagnata, mentre stavo facendo pipì tra gli arbusti, ho visto alzarsi a un paio di metri da me una testolina di serpente con la linguetta di fuori, visione che è durata una frazione di secondo – per cui potrei averne un ricordo completamente falso – dato che in un istante sono saltato e corso via senza neanche rendermene conto (bagnando i pantaloni).

Ci sono frangenti in cui la narrazione razionale che continuamente ci facciamo di noi, senza la quale non vivremmo la vita che viviamo, semplicemente va in frantumi.

In ottica evoluzionistica è abbastanza chiaro perché funzioniamo così: la maggior parte dei nostri antenati che andavano un po’ troppo disinvolti a camminare vicino a precipizi o si avvicinavano spavaldi a serpenti velenosi, non sono tornati a casa a fare l’amore.

L’informazione che un serpente non sia velenoso o la certezza di essere imbragati non sono accessibili alla parte della nostra mente che produce la reazione di paura. Game. Set. Match. (Questa roba, la reazione di paura, è un esempio di “modulo mentale informativamente incapsulato”, ma dato che, anche se mi piacerebbe, non sono uno psicologo cognitivista, abbandono Fodor prima che qualcuno che legge mi sgridi per essere poco chiaro. 😛 )

L’irrazionalità ha una spinta molto maggiore della razionalità. Quello che di questi tempi mi turba è la caccia all’irrazionalità in quanto tale. Mi sorprende l’incapacità di alcune persone, i razionalisti estremisti appunto, di riconoscere l’irrazionalità dell’altro, come se non fossimo tutti stati plasmati dalla stessa spinta evolutiva, come se i razionalisti si trovassero a vivere in un pianeta alieno (e se fossero loro gli alieni?) con una differente storia biologica evolutiva alle spalle (spunto per un esercizio di fantascienza).

Sento molte cupe campane che rintoccano il funerale della Razionalità, dato il crescente interesse della popolazione nell’esoterismo, in ricerche spirituali, nella ricerca di teorie alternative o anche solo data una leggerezza nella consuetudine a leggere l’oroscopo. Sono quelli che direbbero a una persona in preda ad un attacco di panico: «Ehi amico, le molecole che le ghiandole di quel Elaphe quatuorlineata secernono non danneggiano in nessuna maniera le proteine del tuo corpo» e si stupirebbero di non ricevere alcun ringraziamento.

A mio avviso l’umanità non ha mai vissuto un’epoca razionale come questa, altro che funerale. L’irrazionalità non è un cancro da estirpare. È qualcosa di cui prendere coscienza. E sono interessantissimi tutti gli studi empirici (mi viene in mente Dan Ariely, uno su tutti) che ci svelano come, quando e perché siamo irrazionali.

La paura del vaccino è irrazionale – si dice. Ma non è detto che la paura sia l’unica causa che allontana le persone dal vaccino. La sfera del sistema di credenze e comportamenti è ampia e ognuno può averci la sua. Molte persone possono influenzarsi a vicenda oppure percorrere strade autonome. Alcuni sistemi riguardano pratiche del corpo, altre pratiche della mente, altre dello spirito – qualsiasi cosa questo voglia dire. Molto spesso questi sistemi sono quelli che definiamo irrazionali: esoterismo, religione, spiritualismo, teosofia, ricerca interiore, percorso di verità e molti altri che non conosco.

Io sono convinto, e non essendo uno psico-biologo cognitivista evoluzionista questa non è una tesi ma solo una proposta, che tutto questo abbia a che fare con lo stesso meccanismo della paura dei serpenti: un meccanismo irrazionale che porta vantaggi sul piano evolutivo. Ma che non riguarda più solo l’individuo nella sua lotta contro la natura, ma che riguarda le società, la capacità degli umani di diventare collettivo, di stare insieme. Le società con un alto livello di condivisione di credenze, anche e soprattutto irrazionali, sono più coese e con maggiori possibilità di sopravvivenza. Pensare alla storia delle religioni dovrebbe bastare per dare la portata della cosa.

Cioè propongo l’idea che le informazioni razionali sono inaccessibili a quella parte di mente che lavora per creare presupposti forti ai legami tra individui, che dànno stabilità al gruppo sociale. In quest’ottica l’anomalia storica è il pensiero razionale, evolutivamente poco più che un neonato.

Sto dicendo che il pensiero razionale non ha valore? Assolutamente no. Sto dicendo che sarebbe più razionale considerarla l’irrazionalità, darle una dignità, anziché darle la caccia.

E con questo bisticcio di parole mi sono venute le vertigini.

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