Ci sono delle persone che oggi, in Italia, stanno accettando di morire per un ideale.
Mi colpisce molto questo fatto. Mi colpisce perché era molto tempo che non succedeva. E mi colpisce molto che la reazione che vedo in molti amici, nei giornalisti e commentatori pubblici e nei post sui social vanno dal paternalistico all’aggressivo. Nessuno che si ferma ad ascoltare.
Perché queste persone decidono di morire pur di non vaccinarsi e in certi casi pur di non ricevere cure, come il caso dell’uomo che ha rifiutato di farsi intubare?
Questo è ciò che secondo me andrebbe approfondito, magari in silenzio, ascoltando, interrogandosi. Provare ad immergersi. Non sono convinto che ci sia sempre qualcosa di profondo, ma se non ci immergiamo non lo possiamo scoprire. Magari invece c’è la Fossa delle Marianne della nostra epoca.
Morire per un ideale significa morire per una certa idea di mondo. E di vita. Cosa è un ideale in questo caso?
“Preferisco morire da uomo libero che piegarmi al volere di Stato”
Difendere, affermare urlando la propria idea di mondo di come debbano essere le relazioni tra persone, fino al punto di arrivare al gesto ultimo, a sigillo della bontà, della coerenza, della profondità delle proprie azioni.
Difficilmente si può liquidare tutto questo con “la stupidità umana” o “i danni dell’ignoranza”. Eppure questi sono i commenti prevalenti tra i tifosi della scienza, quei sostenitori del pensiero scientifico panzer, acritico, insensibile, indelicato (che una volta bastava dire scientista). Vedo una totale indisponibilità da parte loro di imbastire un ragionamento sul perché una parte di società si stia comportando così. “C’è poco da dialogare” o “Non quelli non è possibile ragionare” sono le frasi che sento e leggo di più. Come se dire “Quel comportamento è completamente irrazionale” basti a spiegarlo, come se l’irrazionalità fosse causata da ignoranza e stupidità. Come se il dialogo non fosse una cosa simmetrica.
Il gesto di morire per un ideale è, per la persona, sempre lo stesso, al di là di quel che sia l’ideale specifico.
In questo senso, per l’estremista anti-vaccino, morire di Covid è esattamente lo stesso che morire sbranato da leoni, forti della Fede in Gesù Cristo. O partigiano in mano ai fascisti. L’ideale non vede distinguo, come se talvolta ci fosse, intrinseca all’essere umano, questa necessità, questa spinta che va oltre la vita. Sta poi alla Storia la valutazione a posteriori che permetterà di distinguere il partigiano dal no-vax. E la Storia in genere la fanno i vincitori. O quantomeno i sopravvissuti. In molti casi il momento del martirio diventa un punto d’appoggio importante, diventa fondante del mondo nuovo.
Facciamo un esperimento mentale, giusto un po’ di ginnastica fantastorica. Immaginiamo una comunità, eventualmente anche grande, diciamo anche grande come una provincia italiana. Una comunità particolarmente coesa dal punto di vista della visione sul mondo e sulla vita. Questo esercizio in effetti mi è venuto in mente dopo aver visto un reportage sulla Provincia Autonoma di Bolzano. Immaginiamo che una tale comunità riesca ad affermare la propria linea di comportamento: nessuna vaccinazione, nessuna mascherina, cure domiciliari. Immaginiamo che a questa autonomia di azione quella comunità ci sia arrivata con faticose proteste, con un lungo periodo di transizione. Immaginiamo che durante questo periodo alcune persone appartenenti a questa comunità, anche molte, siano morte in ospedale, per Covid, da non vaccinate e rifiutando le cure ospedaliere della terapia intensiva. Per quella comunità queste persone saranno e rimarranno degli eroi. Qualcuno che pur di affermare la propria indipendenza non si è compromesso neppure davanti alla morte. I partigiani, gli individui nei quali si fonda il nuovo corso della Storia. Invece, agli occhi di tutti quelli che saranno sopravvissuti in questo Libero Stato di Senza Vaccino, coloro che sul punto dell’estremo dolore si sono convertiti, che sono corsi a vaccinarsi o a far vaccinare i propri figli, sono visti come dei deboli se non proprio dei traditori.
È solo un esercizio di fantastica, ma è plausibile? Secondo me si.
Di tutta questa storia quello che più mi turba è che si sta creando molto forte e netto un Noi e un Loro contemporaneamente a un Prima e un Dopo.
Io credo sia socialmente molto pericoloso.