Il mondo, dopo la pandemia, è un mondo più marcatamente quantistico.
Mi sembra infatti che non possiamo più indicare con certezza deterministica lo stato di alcune cose, che siano esse relazioni tra persone, caratteristiche individuali o collettive, qualità, versioni, aspetti.
Con degli esempi forse questo pensiero risulterà più chiaro.
Partiamo da quello più evidente; possiamo chiaramente dire che la nostra società è a favore dei vaccini? Se lo avessimo chiesto a fine anni Novanta credo che avremmo risposto “Si” senza particolari dubbi. Oggi non possiamo certamente rispondere “No”. Ma neanche rispondere completamente “Si”; certo la maggioranza della popolazione si è convintamente vaccinata contro il coronavirus; certo le politiche sanitarie hanno ben presente l’importanza capitale della vaccinazione a livello globale; certo i benefici del vaccino in questa pandemia sono sotto gli occhi di tutti. Ma ciò nonostante credo che non possiamo affermare deterministicamente, in modo forte, che la nostra società sia a favore dei vaccini. Non possiamo farlo perché le persone che sono contrarie ci sono e di loro raccontiamo molto, sui giornali, sui social. Fosse anche solo per stigmatizzarle, ma sono presenti nei discorsi. Credo ci siano poi anche molte persone che si sono vaccinate anche se non convinte, un po’ per dovere, un po’ per scaramanzia, ma non certo per radicata convinzione. E comunque non alla leggera. Credo ad esempio che negli anni del boom economico del secolo scorso la gente si vaccinasse e vaccinasse i propri figli molto più alla leggera. Insomma, la nostra società è a favore dei vaccini? Si e anche no.
Ecco la meccanica quantistica.
Si e contemporaneamente no.
Il protone si trova nella scatola? Si e no.
Si riesce ad avere a che fare con una realtà fatta così?
I fisici da quasi cento anni fanno finta di si, fanno finta che si possa avere a che fare con un mondo quantistico. Non è che fanno finta, loro ci hanno a che fare davvero, ma si trincerano dietro alla matematica; hanno imparato, anzi, hanno costruito, un linguaggio che rende loro abitabile quel mondo quantistico. Abitabile, non accettabile. Sono due cose diverse. Come quando nei primi mesi in un Paese di cui non conoscete la lingua, imparate le parole di base che vi permettono di sopravvivere ma se andate al cinema ancora non capite nulla. Ecco, i fisici sono in quella situazione e sanno che ci resteranno per sempre, che con quelle quattro parole sopravvivranno, ma non potranno mai andare al cinema e capire davvero.
Si e no.
Altro esempio.
Siamo una società che considera i lavoratori con più dignità? Indubbiamente abbiamo migliorato le condizioni di lavoro di moltissimi lavoratori; se penso a una immagine di mio nonno operaio e agli operai con la tuta da lavoro immacolata che ho visto a Cassino non c’è dubbio. E i Rider? E quelli che raccolgono i pomodori per fare in modo che all’Eurospin compriamo una salsa a prezzi davvero molto convenienti? Questo per rimanere in Italia, senza andare nei paesi indicati dalle etichette dei vestiti che compriamo.
Si e no.
Siamo una società che culturalmente è progredita rispetto a venti o trent’anni fa? Si. Io penso che la quantità di testi, musica, nozioni, immagini, storie, documenti a cui ho, abbiamo potuto avere accesso negli ultimi vent’anni è impressionante. Allora perché mi ritrovo spesso a guardare video di scavatori che fanno manovre rischiosissime? Perché mi sento così stupido dopo essermi accorto di averne guardati per dieci minuti di fila? Perché dopo qualche giorno li guardo di nuovo? No, non mi sento cresciuto culturalmente in quei momenti.
Si e no.
Abbiamo nei confronti dei malati e della malattia un atteggiamento migliore? La salute pubblica negli ultimi centocinquant’anni è una storia pazzesca di traguardi, miglioramenti e successi. Senza dubbio. Attenzione, senza dubbio alcuno. Ma una piccola sensazione che qualcosa manchi nella relazione uomo-salute non ce l’avete? L’avere allungato la vita così tanto da farle uscire i piedi dal proprio letto di morte ha davvero un senso? E soprattutto questo rispetto della salute non è forse egoismo? Ci importa la salute di chi? Oggi farò la terza dose di vaccino. Lo faccio per proteggermi e proteggere il mio villaggio. Ma con rassegnazione, perché so che non ho possibilità di fare in modo che la mia terza dose sia trasformata in prima dose per qualcuno dall’altra parte del mondo. E giusto fare la terza dose?
Si e no.
E così via.
Abbiamo più tempo per i progetti personali, per le nostre vite?
Sappiamo fare più cose?
E un bene che esista un tutorial per aggiustare il mio videocitofono?
Zoom, meet, skype,e tutte le video call, ci permettono di fare meglio?
La comicità e l’umorismo attuale sono in salute?
La diffusa possibilità di girare video e scattare foto bellissime ha migliorato lo sguardo delle persone?
Sto collezionando molte di queste domande, alle quali potrei rispondere convintamente si e anche convintamente no.
Penso che la contraddizione sia sempre esistita, che sia intrinseca agli esseri umani, ma che gli umani siano sempre stati bravi a ridurla al minimo, a lavorare per renderla meno evidente, scegliere per il SI e poi comportarsi in modo da portare quella scelta nelle cose di tutti i giorni.
Mi sembra solo che ora ci troviamo a vivere la contraddizione con più violenza ma anche più nonchalance. Da un lato la compresenza di stati differenti e talora anche opposti è più evidente; dall’altro non facciamo granchè per limitarla. Anzi, spesso la assecondiamo, la accettiamo senza neanche conoscerne un possibile linguaggio che ce la renda abitabile.
Annaspiamo in questa sequela quantistica di “Si e no” e facciamo finta di niente. In fondo fanno così anche i fisici. Poi però tirano fuori sempre qualcosa da quelle equazioni.